Il sogno del contadino

Con questi articoli, apriamo uno spazio dedicato all’agricoltura e alla poesia, attività dell’uomo cresciute insieme. Il contadino ara la terra come il poeta ara il foglio, il cuore, scriveva il grande poeta premio Nobel Seamus Heaney.

Fin dall’origine dei tempi, i primi agricoltori rimanevano stupiti nell’ammirare i doni della terra. Il poeta raccontava questa armonia, creava parole che come preghiere rendessero fecondi i campi, eroico il lavoro.

Agli inizi della civiltà Greca, Esiodo, contemporaneo di Omero, componeva il primo poema della storia, Le Opere e i Giorni. Un inno rivolto alla grandezza del lavoro nei campi, ai premi che la terra riconosce a chi la terra la cura e la ama.

La prima poesia sarà quella di Giovanni Pascoli, il poeta che ha creato, si può dire, l’identità della Romagna, che ha cantato il genio del creato, i fiori, gli animali, l’uomo.

“Il sogno del contadino”

Nella notte scrosciò, venne dirotta

la pioggia, a strisce stridule, infinite:

e il tuono rotolò da grotta a grotta.

Egli, il capoccia, avvolto nel suo

mite, tacito sonno, non udiva.

Udiva nascere l’erba. Vide le pipite verdi.

Il grano sfronzò, quindi accestiva.

Nevicava in suo sogno, a fiocco a fiocco;

candido il monte, candida la riva.

No, quel bianco eran fiori d’albicocco e di susino,

e l’ape uscia dal bugno ronzando,

e il grano già facea lo stocco.

Anzi, graniva; ch’era già di giugno.

 

0 commenti

Lascia un Commento

Vuoi partecipare alla discussione?
Sentitevi liberi di contribuire!

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

X